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Siena è straordinaria sotto molti punti di vista e forse unica..

Siena è straordinaria sotto molti punti di vista e forse unica..
Un immenso patrimonio artistico e architettonico racchiuso tra le mura ancora intatte di una città così piccola può far girare la testa.
Ma non ci vogliamo sostituire ad una guida turistica, solo proporvi una bella passeggiata – a Siena si deve camminare ! – per arrivare al cuore: il Campo. La Piazza del Campo.

Piazza del Campo – Siena

Il nostro consiglio è partire da poco fuori le mura per capire come la città sia incastonata su una collina ancora circondata dalla sua campagna. Un luogo magnifico è “Palazzo di Valli” uno dei pochi hotel con parcheggio privato vicini all’area pedonale. La villa settecentesca possiede ancora un’atmosfera magica con affreschi originali e arredi d’epoca ed una splendida terrazza panoramica, che spazia dalla Val d’Orcia al Chianti, da cui si capisce al volo il legame della città con il suo “contado”, quel susseguirsi di colline che circondano Siena.
Siamo nella zona a sud del centro storico (lungo la Francigena, la via che portava i pellegrini a Roma..) ed in pochi minuti a piedi si raggiunge la trecentesca Porta Romana, la più grande e forse la più bella della città.
Purtroppo il grande affresco dell’Incoronazione della Vergine che a metà del quattrocento ornava la parete esterna del torrione non è più visibile. Per la sua realizzazione scomparvero due grandi pittori senesi: Taddeo di Bartolo che morì improvvisamente poco tempo dopo aver ricevuto la commissione e Stefano di Giovanni, meglio noto come il Sassetta, che pare si sia buscato una grave polmonite sul ponteggio “percosso dal vento marino”. L’affresco, fatto dunque terminare dal governo comunale a Sano di Pietro appena in tempo per il Giubileo del 1450, ha testimoniato per secoli ai pellegrini in transito per Roma la devozione della città alla Madonna ma dopo l’ultima guerra, ormai quasi del tutto illeggibile, è stato rimosso e spostato in San Francesco. Ancora ben visibile è invece il grande stemma in travertino di Cosimo I Medici che una volta era collocato sotto l’arco del portone principale e che ricorda chi fu, a metà del cinquecento, a porre fine alla fiera indipendenza della Repubblica di Siena.

Risalendo Via Roma si nota oltre la cancellata di sinistra un grande complesso monumentale preceduto da un giardino. L’edificio è oggi utilizzato dall’ateneo dell’Università di Siena come sede distaccata di alcune facoltà ma è ben noto per aver ospitato per quasi due secoli l’ospedale psichiatrico della città. Il “San Niccolò” sorse a partire dal 1818 e nel corso della sua storia fu all’avanguardia nella cura delle malattie mentali ed in particolare nell’utilizzo del lavoro manuale come forma di terapia. Giunse ad ospitare fino a 2000 pazienti, provenienti anche da altre province toscane e italiane, per far fronte ai quali, oltre all’enorme edificio centrale, l’istituto si arricchì nel corso degli anni di decine di altri ambienti per le diverse necessità e tra questi il famoso “Padiglione Conolly” un reparto per i “clamorosi” (i pazienti più agitati) strutturato sul modello di un Panopticon, unico esempio ancora esistente in Italia.

Raggiunto l’arco che da accesso al complesso e che riporta ancora la scritta “Ospedale Psichiatrico” si prosegue per una cinquantina di metri e tramite Via “Val di Montone”, che si apre sulla sinistra, si raggiunge il cuore della Contrada omonima. Dopo una breve scalinata si incontrano infatti l’oratorio ed il museo della Contrada di Valdimontone, una delle 17 in cui è suddiviso il centro storico di Siena.
Qui si dovrebbe aprire un capitolo sulla storia, l’attività ed il profondo significato che ancora oggi le Contrade rivestono per un senese ma si tratta di un argomento non affrontabile in queste poche righe..
Possiamo però dire che gli edifici pubblici di ciascuna Contrada sono vissuti come luoghi sacri, dove si conserva la sua memoria storica, e di conseguenza gelosamente custoditi. Si tratta quasi sempre di tesori artistici e storici tra i quali certamente questi del Valdimontone il cui museo è stato ideato da Giovanni Michelucci, uno dei più grandi architetti del ‘900 italiano.

Per quanto appena detto non sono sempre facili da visitare ed è spesso necessario un preavviso di qualche giorno, ma nel caso li trovaste aperti non fatevi sfuggire l’occasione di una straordinaria esperienza in un microcosmo di cimeli, documenti, costumi, opere d’arte e palii vinti.
Ancora pochi passi e siamo nel Prato dei Servi, sui gradini della bella basilica di S. Clemente in Santa Maria dei Servi con la sua facciata quattrocentesca mai completata.
Si tratta di uno dei luoghi magici della città: solitamente solitario, silenzioso e inaspettatamente panoramico. Forse uno dei punti più belli di tutta Siena per godersi un tramonto memorabile.

S. Clemente in Santa Maria dei Servi

All’interno della chiesa si possono ammirare veri e propri capolavori d’arte come la splendida “Madonna del Popolo” di Lippo Memmi o una “Strage degli Innocenti” del maestro senese di questo genere, Matteo di Giovanni: ne ha realizzate ben quattro nel corso della sua vita, partendo dalla tarsia marmorea del pavimento del Duomo (da non perdere !) fino a questa che è l’ultima, magnifica, eseguita alla fine del ‘400 per la potente famiglia senese degli Spannocchi. La cruda descrizione dei corpi degli infanti e la rappresentazione malefica di Erode possono essere messe a confronto con la grande intensità espressiva di un’altra Strage degli Innocenti presente poco distante nella stessa chiesa: l’affresco trecentesco di Niccolò di Segna.
Sull’altare della seconda cappella è inoltre ancora conservata una celeberrima tavola considerata fondamentale per lo sviluppo della pittura del Duecento italiano (e che è stata al centro di tante polemiche tra senesi e fiorentini). Rappresenta una Madonna col Bambino nota come la “Madonna del Bordone” di Coppo di Marcovaldo il quale si trovava a Siena come prigioniero a seguito della sconfitta fiorentina nella famosa battaglia di Montaperti del 1260 e per riscattarsi si impegnò a dipingere la tavola per i frati Servi di Maria.
Coppo di Marcovaldo è stato il pittore fiorentino più importante prima di Cimabue nonché uno dei maggiori del tempo e con questa tavola, che è tra le sue poche opere certe, egli cerca di liberarsi dagli schemi della figuratività bizantina iniziando un processo di umanizzazione che condurrà all’arte gotica.
L’opera, anche se ritoccata nei volti, fa di Coppo un rinnovatore degli stilemi sino ad allora dominanti al punto da divenire un punto di riferimento per i pittori della seconda metà del Duecento.

Finita la sosta si riparte con energia tornando un po’ indietro a quell’arco con la scritta “Ospedale Psichiatrico”. Anche se può sembrare il contrario l’accesso è libero e attraverso il parco, lasciandosi il grande edificio sulla sinistra, si prosegue seguendo le indicazioni per “Orto dei Pecci”. In meno di 10 minuti di discesa, dopo aver costeggiato l’osservatorio astronomico dell’Università di Siena, si giunge nella Valle di Porta Giustizia, altro luogo magico della città: un’oasi di campagna a trecento metri dalla Torre del Mangia !

Orto de’ Pecci

La vallata, oggi quasi del tutto priva di edifici, può essere considerata una delle più illustri vittime del flagello della Peste Nera e del sogno infranto di una Siena più vasta. Agli inizi del Trecento la Valle di Porta Giustizia è indicata infatti come luogo preposto ad ospitare gli immigrati che ambivano alla cittadinanza senese. In pochi anni sorsero oltre cento case, una chiesa, un mulino, una fonte e due strade in quello che fu chiamato il Borgo Nuovo di Santa Maria. Poi arrivò il 1348 e con lui la peste che portò via metà dei Senesi e in quelle case non rimase nessuno. Gli immigrati furono dirottati a riempire le case vuote nel centro della città e alla fine del Trecento, lungo la strada che portava alla porta da cui si usciva per andare alle forche (da qui il nome della valle) non ci viveva più nessuno ed il Comune ordinò di trasformare la zona in orti.
Così nacque “l’Orto dei Pecci” (il nome lo troviamo la prima volta nel 1527) quale appezzamento di terra incluso nel tessuto urbano della città medievale e utilizzato per il fabbisogno alimentare della popolazione e per la coltivazione di erbe officinali.
Ancora oggi l’Orto è un’oasi dove è possibile passeggiare immersi in un paesaggio antico sopravvissuto nei secoli e raffigurato nei dipinti e negli affreschi e dove è possibile riscoprire piante, aromi, profumi e gustare sapori che, dal Medioevo, sono arrivati fino a noi. Da quasi 40 anni infatti la Cooperativa Sociale La Proposta, impegnata nell’offrire opportunità di lavoro a persone con disabilità, organizza l’orto medievale e la vigna storica e gestisce il ristorante dell’Orto de’ Pecci dove, se vi è venuta fame, è davvero piacevole fermarsi.

Se alzate gli occhi sulla collina di fronte a voi vedrete stagliarsi l’elegante sommità della torre del Mangia. Quella è la direzione. Ci sono un centinaio di metri di salita attraverso i quali si passa dalla campagna al cuore della città. Al termine della via, dopo una piccola scalinata, sarete in Piazza del Mercato che, come è facile intuire, deve il suo nome alla quotidiana attività di contrattazione di merci e animali che qui ha avuto luogo fin dalla metà del 1100. Il suo aspetto è cambiato nel corso dei secoli da piazzale sterrato e alberato alla costruzione della tettoia centrale del 1886, che per i senesi è il “tartarugone”.
Prima di andare avanti date un’altra occhiata dall’alto alla valle di Porta Giustizia che avete appena lasciato: la vista adesso spazia verso la campagna senese ancora ben conservata e fertile come la vide Ambrogio Lorenzetti che la seppe riprodurre poi nella magnifica allegoria del “Buon Governo” (altra cosa da non perdere, nel Museo Civico).
Dalla parte opposta il palazzo che chiude la piazza non è altro che la facciata posteriore del Palazzo Comunale. I piani inferiori sono i cosiddetti “Magazzini del Sale” adibiti da alcuni anni a spazio espositivo per mostre temporanee. Sono articolati su due livelli e hanno una struttura a volta in mattoni. Furono riscoperti durante i lavori di restauro e recupero del Palazzo nel 1977 dopo essere stati completamente dimenticati. Nel corso dei secoli, erano stati malamente trasformati o addirittura cancellati da riempimenti di terre di riporto e detriti: tra questi, le fondamenta della Torre del Mangia e l’inaccessibile grande cisterna seminterrata di raccolta delle acque provenienti dai tetti del Palazzo.
Il terrazzo sulla sommità è invece la grandiosa “Loggia dei Nove” realizzata entro la prima metà del Trecento come spazio privato dei Nove reggitori della Repubblica; un luogo dove potessero ristorarsi e prendere aria durante l’esercizio dei loro sei mesi di mandato. Essi infatti, per sfuggire ad ogni condizionamento esterno, non potevano mai uscire dal Palazzo se non nelle occasioni ufficiali !

E’ il momento di entrare nella piazza meta di questa passeggiata. Dopo pochi metri di Via del Mercato si percorre un breve tratto di Via Duprè.
Il giorno del Palio questa via stretta e angusta resta l’ultimo passaggio aperto per entrare in Piazza fino a poco prima della Carriera. Mentre la percorrete potete forse riuscire ad immaginare la straordinaria tensione che si crea in quei momenti, prima di riuscire a raggiungere il Campo.

Ed eccoci finalmente nello spazio urbano più affascinante e grandioso di Siena. La Piazza del Campo.
Sorta su un terreno fragile e fangoso, su cui convergevano le piccole vie dell’antica città, questo luogo ha rappresentato per secoli un notevole problema urbano. Dal 1169, anno in cui la comunità senese acquista il terreno nel punto in cui i tre colli della città convergono, inizia però un’opera di sistemazione che porterà ad una delle più sapienti soluzioni di organizzazione dello spazio urbano che sia dato vedere.
Centro e cuore della città, il Campo rivoluziona l’idea stessa della piazza italiana medievale, rifiutando l’imposizione di una planimetria convenzionale.
La piazza desta da secoli sentimenti di ammirazione e da sempre si è tentato di spiegarne il significato con similitudini, metafore e simboli: cerchio o conchiglia, ventaglio o mantello o anche teatro come scriveva Gigli nel ‘700:
“ridotta ad una così magnifica e bella simetria la nostra Piazza, tanto che ogn’uno alla prima occhiata possa riconoscere se vi sia la persona che vi cerca, serve meglio di qualunque teatro al Mondo alla rappresentazione delli spettacoli”
Come ben noto la Piazza del Campo è anche il luogo dove per due volte l’anno si svolge “Il Palio”, la corsa di cavalli che è una festa che è stata molte feste, rito di una città e memoria storica di una civiltà.

Per cercare di sentirne un po’ il profumo, ormai giunti al termine della nostra passeggiata, vi consigliamo di sedervi nei gradoni di Fonte Gaia e provare ad immaginare il clamore e la passione che in quei momenti si levano dalla piazza affollata, dai palchi, le terrazze e da tutte le finestre che la circondano..